“Amici miei ... ci sono campi di frumento, mele così abbondanti da piegare i rami degli alberi, uva che riempie le vigne, erbe gustose e verdure da cuocere, c'è il latte e il miele odoroso di timo; la terra offre una grande quantità di ricchezze, che non provoca spargimento di sangue né morte...”. Pitagora
"Verrà il giorno in cui gli uomini giudicheranno l'uccisione di un animale come essi giudicano oggi quella di un uomo” Leonardo da Vinci
"Sono diventato vegetariano per ragioni etiche oltre che salutistiche. Credo che il vegetarismo possa incidere in modo favorevole sul destino dell’umanità" Albert Einstein
Come si sa, l'uomo è divenuto carnivoro in seguito a circostanze ambientali [1] ed ora che l’ambiente è sotto il nostro controllo, ci si dovrebbe aspettare che ritornassimo alle antiche abitudini alimentari tipiche dei nostri antenati (i primati). Appare naturale che, dal momento che i primati dovevano cavarsela senza una rilevante componente carnivora nella loro dieta, noi dovremmo essere in grado di fare lo stesso.
Vediamo di capire il perchè di questa affermazione, occupandoci principalmente, visti i contenuti del blog, dell'aspetto ambientale e sostenibile dell'argomento.
Facciamo due conti: il consumo di un Kg di pane comporta un'impronta ecologica[2] di circa 29,7 mq. La stessa quantità di carne bovina comporta una impronta di più di 300 mq. I vegetali, il cui ciclo di produzione e consumo è più breve, comportano una impronta di circa 7 mq. Il consumo di un uovo comporta una impronta di 2,53 mq mentre bere un bicchiere di latte corrisponde a circa 4 mq.
In teoria il pianeta sarebbe in grado di fornire spazio e cibo, almeno a livelli di sussistenza, al 50% circa di esseri umani in più rispetto a quelli di oggi. Infatti i cereali prodotti oggi sarebbero sufficienti a fornire una dieta vegetariana a dieci miliardi di persone.
Tutto dipende dalle nostre scelte di vita.
Interessante osservare anche che le popolazioni più longeve sono vegetariane (gli Hunza del Kashmir, i Russi del Caucaso, gli Indiani del Toda e dello Yucatan) mentre le popolazioni con la vita media più bassa sono gli Esquimesi, che mangiano quasi esclusivamente carne e pesce.
Per seguire la linea che individua Einstein nella sua citazione di inizio post, eticamente l’ideale sarà arrivare a mangiare direttamente i frutti dalle piante, dagli alberi, dagli ortaggi (dal momento che è dimostrato che anche i vegetali “soffrono” se tagliati [3]).
In conclusione, non possiamo che sperare in un cambio di forma mentis che si attui in un nuovo stile collettivo culinario più consapevole ed evoluto.
In questo momento è il nostro pianeta a richiederlo e, a quanto pare, in Italia siamo sulla giusta rotta (link)
[1] Lo zoologo Desmond Morris affrontò in maniera interessante l'argomento (compresi altri) ne “La Scimmia Nuda - studio zoologico dell'animale uomo”,
[2] L'impronta ecologica (da wikipedia) è un indice statistico utilizzato per misurare la richiesta umana nei confronti della natura. Essa mette in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle (per provare: www.footprint.ch)
[3] Famose sono le ricerche di Cleve Backster (ex CIA, uno dei padri della macchina della verità) sulle piante ed anche le più recenti di Peter Barlow, dell’università di Bonn, tanto da creare una nuova disciplina: la neurobiologia vegetale, o ancora degni di nota sono a riguardo gli studi di Tompkins e Bird ne “La vita segreta delle piante”.